
C’è un momento, dopo ogni partita, che non finisce mai nei regolamenti. Non è previsto nelle meccaniche, né nei punti vittoria: rimettere a posto. Le carte da raccogliere in mazzetti ordinati, i cubetti che si ammucchiano sul tavolo e tornano al loro sacchetto, le plance che si piegano di nuovo nella scatola. Tutto torna al suo posto, come se la partita non fosse mai esistita. Ma in realtà è proprio lì che la partita trova la sua conclusione.
Mi piace pensare che ci sia una piccola forma di rituale, quasi liturgico, in questo gesto. Non è solo ordine, è cura. È rispetto per l’oggetto che ci ha ospitati per un paio d’ore, e per chi ci giocherà la volta successiva. Perché un gioco lasciato in disordine, con pezzi mancanti o carte rovinate, non è più un compagno sempre pronto, ma una delusione ritardata.
Eppure, rimettere a posto non è un gesto banale. Ha una sua pedagogia. Da bambini impariamo che “dopo aver giocato bisogna riordinare”: un mantra che sembra noioso, quasi punitivo. Ma crescendo, capiamo che rimettere a posto è responsabilità, è riconoscere che lo spazio che abbiamo usato non era solo nostro, e che qualcun altro lo vivrà dopo di noi. È un esercizio di convivenza.
Che poi, vissuto insieme agli altri al tavolo, è anche un momento di condivisione assolutamente non scontato! Ciascuno deve preoccuparsi di recuperare in giro per il piano di gioco tutti i propri materiali e riporli con perizia nelle (sempre presenti) bustine ziplock, facendo contestualmente la conta che ci sia tutto. Questo porta anche ad una sorta di revisione della partita: recuperare quel meeple da quello spazio azione può far riemergere una mossa sbagliata, quella tessera scartata di come un avversario abbia avuto un tempismo perfetto. E se ne parla. E a volte, la durata di questa chiacchiera, davanti ad un sacchetto di crackers bevendo semplice acqua, può durare quanto la partita stessa.
Si impara qualcosa di strategia, ma anche qualcosa sull’altro. È un momento per dirsi cose che l’agonismo e la tensione della partita hanno tenuto un attimo da parte.
Viviamo in un tempo in cui il consumo sembra più importante della cura. Nei giochi da tavolo, invece, sopravvive una piccola controcultura della custodia. Chi ama i giochi lo sa: imbustare le carte (ok, io non lo faccio, ma c’è un motivo… magari ne parlo in un prossimo Spuntino!), riporre i segnalini nei sacchetti, magari aggiungere inserti in legno o in cartone per proteggere meglio i componenti. Non è mania: è una forma di rispetto, come lucidare uno strumento musicale o rimettere un libro sullo scaffale.
Mentre ripongo il regolamento sotto a tutto, così non si spiegazza, penso che anche nelle relazioni umane sarebbe utile imparare a “rimettere a posto”: chiudere bene una discussione, salutarsi davvero, non lasciare fili sospesi. Una consapevolezza che i giochi, come le vite, hanno bisogno di inizio e di fine, non solo di momenti intensi.
E lo spuntino? Anche lì ci sono piccoli rituali di ordine. Abbiamo finito le bustine di cracker e le bricioline vanno raccolte con un panno umido, le confezioni buttate nella plastica e i bicchieri messi nel lavandino. Sono gesti minuscoli, ma parlano di noi.
Forse l’arte di rimettere a posto è un allenamento alla gratitudine. Un modo per dire: “è stato bello, ci vediamo presto”. E la scatola è il nostro promemoria per farlo davvero!
Spuntino take-away: per chi si vuole portare via qualcosa di pratico, da consumare dopo!
Giochi che parlano del concetto di “mettere in ordine” ce ne sono diversi: The mind o The Game sono due titoli di sole carte che prevedono di mettere le carte in successione ordinata: il primo attraverso la “sincronizzazione con l’altro”, il secondo cercando di mettere la carta migliore, ma che possa dare spazio anche alla giocata dell’altro.
Forse quello però che sfrutterei per fare una riflessione su questo tema, potrebbe essere Jenga. Una torre da mettere in piedi, bella in ordine, per iniziare la partita. Lentamente si disfa, diventa instabile, fa salire tensioni… fino all’inevitabile crollo. Per poi doverla comunque rimettere in ordine per fare una nuova partita o riporla nella scatola.
Spuntino consigliato: un sacchetto di crackers bevendo semplice acqua

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