
Fin da piccola, Nogaye si è chiesta quale fosse il suo posto. Nonostante avesse una casa, una famiglia, degli amici, si è sempre sentita in bilico tra due mondi. Nata in Italia da genitori di origine senegalese, cresciuta in un paesino di provincia, Nogaye ha assorbito tutto il pregiudizio e il rifiuto che la nostra società riserva a chi è “straniero” e ha istintivamente cercato, con tutta se stessa, di appartenere a una maggioranza che la faceva sentire diversa. In questo libro – che fonde memoir e divulgazione – Nogaye Ndiaye ci propone il percorso di decostruzione che lei per prima ha fatto, illuminando quelle zone d’ombra che spesso fingiamo di non vedere o addirittura neghiamo.
Negli ultimi anni il dibattito sul razzismo in Italia ha finalmente iniziato a uscire dagli spazi dell’accademia per trovare posto nelle librerie, nei festival culturali, sui social e nelle scuole, portando con sé parole, ma soprattutto idee, che fino a poco tempo fa sembravano appartenere a un lessico lontano, estraneo a un Paese che si è spesso proclamato antirazzista senza interrogarsi davvero su che cosa il razzismo fosse, e continui a essere. È un cambiamento importante, ma anche inevitabilmente complesso, perché ci costringe, tutti e senza alcuna distinzione, a interrogarci sulla nostra storia e sul nostro presente. In questo contesto, “Fortunatamente nera” di Nogaye Ndiaye occupa un posto particolare, perché riesce a trasformare concetti spesso percepiti come astratti in una storia profondamente personale, dimostrando come le grandi questioni sociali prendano forma innanzitutto nella vita quotidiana delle persone.
Laureata in giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, divulgatrice e attivista, Nogaye Ndiaye è diventata negli ultimi anni una delle voci più autorevoli del dibattito italiano sui temi dell’antirazzismo, anche grazie al progetto Le regole del diritto perfetto, attraverso il quale utilizza i social network, gli incontri pubblici e la formazione per affrontare questioni giuridiche e culturali legate alle discriminazioni. Prima ancora di diventare uno dei volti più riconoscibili di questo dibattito, però, Nogaye è stata una bambina nata e cresciuta in Italia da genitori senegalesi che, come racconta nel libro, ha trascorso molti anni cercando di comprendere perché il proprio colore della pelle, il proprio nome e le proprie origini sembrassero costituire, agli occhi degli altri, un pacchetto di pregiudizi già pronto da consegnarle ancora prima che potesse aprire bocca. Per questo “Fortunatamente nera” nasce prima di tutto da un’esigenza personale: ricostruire il percorso che l’ha portata a riconoscere il razzismo interiorizzato, cioè quel processo attraverso il quale chi subisce discriminazioni finisce, inconsapevolmente, per assorbirne lo sguardo e rivolgerlo contro se stesso. L’urgenza di questo libro affiora definitivamente quando, ormai adulta, Nogaye ritrova un quaderno di poesie scritto durante l’adolescenza. Tra quelle pagine ce n’è una, composta a tredici anni, intitolata Bianca o nera, sfortunatamente nera: rileggendola comprende che il desiderio di cambiare nome e aspetto, non fosse nato da un’inquietudine individuale, ma da un lungo processo di interiorizzazione dello sguardo altrui, al punto da convincerla che fosse lei a dover cambiare, e non il modo in cui la società continuava a guardarla.
Alla fine della lettura, anche il titolo smette di sembrare una provocazione e diventa una conquista. Quel “fortunatamente” non cancella il dolore raccontato nelle pagine precedenti, ma restituisce il senso di un percorso che passa dall’assimilazione del pregiudizio alla riappropriazione della propria storia, quella delle origini e quella del propria vita, poiché l’identità non coincide mai con lo sguardo di chi pretende di definirla.
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