Libri Illustrati

28 Settembre 2026

di Margherita Restelli

Amuleti

Tempo di lettura: 3 minuti

“Contro corrente” di Alice Keller e Veronica Truttero (Sinnos) racconta la storia di una bambina considerata la pecora nera della famiglia: troppo rumorosa, così diversa dalle sue sorelle. Un giorno giunge in visita una cugina lontana, che porta in dono alla bambina un costume e la possibilità di sentirsi comoda nei propri panni.

C’è sempre un oggetto o qualcosa di ancora più minuto − un frammento − che quando si è piccoli si custodisce come il più prezioso dei tesori. Può trattarsi di qualcosa che è stato donato, trovato fortuitamente o scelto per sé e che si tiene caro, talvolta segreto, talvolta mostrato con fierezza.
Di tesori possono essere pieni il fondo dello zaino o le tasche di una giacca dove si radunano petali, ciottoli, foglietti ripiegati fino a divenire minuscoli per serbare chissà quali indecifrabili segreti. In questi piccoli spazi della quotidianità convivono così elementi della vita ordinaria: il materiale scolastico nello zaino, i guanti nelle tasche della giacca; ed elementi di straordinarietà: appunto i tesori racimolati e custoditi.

Intessendo e di volta in volta rimodulando questo intreccio fra ordinarietà e straordinarietà, l’infanzia risignifica gli oggetti e le categorie attraverso cui classificarli. A orientare la scelta di un oggetto e sancire il valore che gli si attribuisce, infatti, non è “l’utile” ma significati altri, che si muovono per vie secondarie, sfuggenti, impensate, e possono rendere amuleto ciò che per chi è grande potrebbe essere percepito come un’inezia o perfino uno scarto.

Il gesto del collezionare acumina lo sguardo sul minuto, fa scorgere in ogni coccio la memoria di un altrove intero. Dice a chi cresce che ogni pezzetto − per quanto piccolo o sperso − è cosa preziosa, di cui aver cura, e può farsi centro dello sguardo, della storia, del gioco.
Ricontattare a ritroso questa consapevolezza può condurre anche le persone adulte a disseppellire tesori dimenticati: qual è stato l’oggetto-più-amato? Quale il più inedito dei tesori custoditi per poi un giorno sorriderne non riuscendo più a ricordare perché lo si era scelto e tanto amato?

“Contro corrente”, muovendosi fra la dimensione del racconto illustrato e quella della graphic novel, racconta come un capo d’abbigliamento, ovvero un costume, sia divenuto a tutti gli effetti il tesoro più amato della piccola Tina; bussola capace di accompagnarla nel trovare sé, seguire un sogno, inoltrarsi come pioniera verso orizzonti prima inimmaginabili.

Siamo nei primi del Novecento, i costumi che si usano per fare il bagno assomigliano ad abiti lunghi, dunque Tina non riconosce subito cosa sia quello scampolo di stoffa ricevuto in dono dalla cugina Gertrude: è lucido e nero, liscio ed elastico, sgambato e senza maniche. Prova a usarlo come fascia per capelli, pareo, cintura… Sua madre lo trova di un nero orribile ma lei lo ama: è un frammento che le fa sentire accanto Gertrude, così lontana e così simile a lei.
In seguito Tina apprende che la cugina è una nuotatrice e si sta allenando per attraversare la Manica a nuoto, un’impresa mai compiuta prima. Le bracciate di Gertrude aprono una via insolcata, impossibile, che attraverso di lei diviene spazio della possibilità anche per Tina che − pur lontana − insieme al costume ha ricevuto in dono il medesimo sogno su scala bambina: attraverserà il piccolo stagno limitrofo al giardino di casa.

Tina la rumorosa, la strana, la diversa, ora è Tina la nuotatrice. Anche solo indossare il costume sotto gli abiti quotidiani la fa sentire più vicina alla realizzazione del suo sogno, come se avesse un potere magico di cui solo lei e Gertrude sanno. In una certa misura, è davvero magico quel costume-amuleto: è stato un’investitura, una benedizione, un’autorizzazione. Ha permesso a Tina di scoprire il nuoto e sé stessa. L’ha tenuta vicina a chi era fisicamente lontana, perché potesse sentirsi accompagnata a ogni bracciata, sostenuta in ogni scoramento, sospinta in ogni slancio.

Mentre stiamo accanto a chi cresce, abbiamo cura del suo custodire, delle collezioni mirabolanti e precarie che istituiscono le sue mani piccole, degli amuleti che porta con sé. Tenere insieme queste collezioni è tenere insieme sé mentre si cambia, allenarsi a ricamare insieme le proprie parti piccole, non ancora definibili, in mutamento, che preludono agli interi che verranno.

Come lo metto in pratica? Attraverso il ricordo, mettiamoci in cammino verso uno dei nostri tesori d’infanzia. Immaginiamo di inoltrarci in una soffitta in cui siano stipati tutti gli oggetti che ci sono appartenuti da bambine. Apriamo una scatola dopo l’altra, sbirciamo, soppesiamo, ricordiamo. E poi scegliamo due oggetti: uno da custodire e uno da lasciar andare. Salutiamoli e teniamoli nella mente: sapranno dirci molto di ciò che non ricordavamo più.

Spuntino consigliato: pane coi semi e marmellata, lo spuntino che restituisce le forze a chi nuota, da assaporare mentre si è ancora avvolte dall’asciugamano.