Saggio

24 Novembre 2025

di Valentina Villani

Elogio dell’ignoranza e dell’errore

Tempo di lettura: 3 minuti

Biasimare gli errori e stigmatizzare l’ignoranza sono considerate pratiche virtuose. Necessarie. Ma le cose, forse, non stanno proprio cosí. Prendendo spunto da aneddoti, dalla scienza, dallo sport, da pensatori come Machiavelli, Montaigne e Sandel, ma anche da Mike Tyson, Bruce Lee e Roger Federer, Gianrico Carofiglio ci racconta la gioia dell’ignoranza consapevole e le fenomenali opportunità che nascono dal riconoscere i nostri errori. Imparando, quando è possibile, a trarne profitto. Una riflessione inattesa su due parole che non godono di buona fama. Un’allegra celebrazione della nostra umanità.

«Biasimare gli errori e stigmatizzare l’ignoranza sono considerate pratiche virtuose. Necessarie. Ma le cose, forse, non stanno proprio così».

Ci invita a questo curioso e controcorrente cambio di prospettiva Gianrico Carofiglio con il suo Elogio dell’ignoranza e dell’errore: un saggio breve e luminoso in cui l’autore sceglie di smontare due parole che nella nostra cultura suonano come condanne — ignoranza ed errore — e di restituirle alla loro dimensione più autentica e umana.

«Chi è a disagio con la propria fallibilità pretende di realizzare ogni impresa perfettamente, sin dall’inizio. Quando questo non riesce (quasi sempre), il passo successivo non è riprovare, migliorare, progredire: è abbandonare l’impresa». È da questa riflessione che Carofiglio muove la sua indagine: Elogio dell’ignoranza e dell’errore non è un libro sulla mancanza di sapere, ma sulla possibilità di imparare di nuovo; non è un invito alla superficialità, ma un inno alla curiosità, alla vulnerabilità, alla libertà di ammettere di non sapere.

Nella sua lunga esperienza di magistrato, scrittore e osservatore del linguaggio, Carofiglio ha imparato quanto pericoloso possa essere il dogma della certezza, e ci invita qui a guardare l’ignoranza non come difetto ma come punto di partenza. Ammettere di non sapere significa spalancare una finestra, rimettere in moto il pensiero, rinunciare alla postura arrogante di chi possiede risposte e tornare a fare domande. Allo stesso modo, l’errore non è più un inciampo da nascondere, ma una forma di conoscenza che passa attraverso il tentativo, il fallimento, la correzione. Errare, in fondo, condivide la stessa radice di erranza: muoversi, attraversare, deviare. E solo chi si muove può davvero comprendere — perché, come scrive l’autore, «solo chi è capace di mettere in discussione ciò che sa può davvero crescere».

Nel tempo in cui viviamo, dominato dal bisogno di avere opinioni pronte, di mostrarsi competenti, di non sbagliare mai, questo piccolo libro è un gesto controcorrente. Carofiglio scrive con la limpidezza che gli è propria, intrecciando esempi tratti dalla scienza, dallo sport, dalla filosofia e dalla vita quotidiana per ricordarci che la conoscenza nasce spesso da una domanda mal posta, da un’intuizione fallita, da un passo fatto fuori strada. Non ci chiede di celebrare l’errore in sé, ma di abitare il dubbio, di non temere l’imperfezione, di riscoprire la bellezza del pensare con cautela e con coraggio insieme. L’effetto, alla fine, è quello di una conversazione civile, di quelle che ti lasciano più lucido e più gentile. Non è un testo accademico né un trattato morale: è un invito alla misura, alla pazienza, a una forma di intelligenza che ha più a che fare con l’ascolto che con l’affermazione. C’è, tra le righe, anche un messaggio etico e politico: la società che punisce l’errore e deride chi non sa è una società che smette di crescere. Accogliere l’imperfezione, invece, significa tornare umani, e quindi liberi.

Elogio dell’ignoranza e dell’errore è un libro che si può leggere in un’ora e meditare per settimane. È per chi lavora con le parole, con gli altri, con la formazione; per chi ogni giorno sbaglia e si rimette in cammino; per chi sente che solo riconoscendo i propri limiti si può tornare a pensare con autenticità.

Da sorseggiare con: un caffè espresso, limpido e deciso, senza zucchero.

Scritto da
Valentina Villani