24 Settembre 2026
di Ruggero Poi
24 Settembre 2026
di Ruggero Poi

Negli ultimi anni il volontariato giovanile in Italia sta cambiando volto. I dati ISTAT raccontano una diminuzione del numero complessivo dei volontari rispetto a dieci anni fa, con un calo particolarmente evidente nella fascia tra i 15 e i 24 anni. Ma fermarsi a questo dato rischia di restituire un’immagine incompleta, quasi esclusivamente negativa, di un fenomeno che invece sta attraversando una trasformazione profonda.
A cambiare, più che il desiderio di impegnarsi, sembra essere il modo in cui le giovani e i giovani volontari scelgono di partecipare, cercando forme più vicine ai propri bisogni di esperienza, relazione e partecipazione.
Le ricerche ISTAT descrivono infatti la crescita di un volontariato più ibrido, nel quale accanto alle organizzazioni tradizionali emergono esperienze temporanee fatte da progetti territoriali, gruppi informali e azioni collettive. Un volontariato meno legato all’appartenenza fissa e più orientato all’attivismo per contribuire in modo concreto alla vita delle comunità. Queste prime riflessioni mi spingono subito a suggerire un modus operandi, ovvero fare spazio, per generare occasioni in cui ragazzi e ragazze sperimentino, attraverso la vita di gruppo, possibili modi di abitare il mondo attivamente.
In questo senso abitare indica l’intenzione di sviluppare una relazione consapevole con i luoghi, con le persone e con gli altri esseri viventi che li attraversano. Un abitante consapevole non è colui che utilizza un territorio, ma colui che sa prendersene cura, riconoscendolo come patrimonio comune. Per poter mantenere e curare, ad esempio, un sentiero dobbiamo viverlo e immaginare le persone che lo percorreranno dopo di noi. Per costruire un luogo di sosta o uno spazio conviviale è importante allargare il nostro pensiero ai bisogni di qualcuno che ancora non conosciamo.
È in questa prospettiva che le forme brevi di volontariato residenziale possono tornare a essere possibili risposte alla diminuzione quantitativa di adesioni segnalata in premessa. Vivere temporaneamente insieme in un luogo, condividere tempi, spazi e responsabilità permette infatti di sperimentare una forma profonda di partecipazione. La dimensione residenziale restituisce, infatti, una componente spesso perduta: il tempo della relazione. Fare esperienza insieme per alcuni giorni o settimane significa andare oltre la semplice realizzazione di un’attività per costruire una comunità temporanea. È proprio dentro questa breve quotidianità condivisa che si formano le condizioni per avere una cittadinanza più consapevole, in cui si leggono i bisogni dei luoghi e si prova a dare risposte collettive. Se questo è il cambiamento in atto, allora le esperienze dedicate alla comunità possono diventare vere e proprie residenze formative, nelle quali arte, educazione ambientale, ricerca, manualità e progettazione collettiva si intrecciano. Un esempio recente è il progetto “Impronte di Pace”, all’interno della quale ho curato una residenza artistico-pedagogica per giovani under 35. (Italia che Cambia – Cammino giovani, arte e Biellese)
Questa visione di volontariato chiama in causa le scuole, le università, gli enti del Terzo Settore, le istituzioni culturali e ovviamente le stesse amministrazioni pubbliche. Serve infatti un ecosistema di apprendimento comunitario, capace di mettere in dialogo educazione, cittadinanza attiva, patrimonio naturale e cultura. Un ecosistema che non rappresenta soltanto il punto di partenza delle esperienze di volontariato, ma anche il loro obiettivo più profondo: rafforzare la capacità di una comunità di educare sé stessa e rigenerarsi attraverso la partecipazione.
Spuntino consigliato: intreccia ramoscelli di vimini e crea un cestino per raccogliere more e lamponi lungo il sentiero di un bosco. Non indossare cappucci rossi.
Fonte: ISTAT, Il volontariato in Italia – Anno 2023 (pubblicazione 2025).

Via Luigi Gallo 1, Cuneo
Per informazioni sui laboratori:
tel. 0171452781
Per prenotazione sale:
tel. 0171452785
info@rondodeitalenti.it