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16 Marzo 2026

di Matteo Boca

I compiti come missione condivisa

Tempo di lettura: 3 minuti

Per molti bambini e ragazzi il momento dei compiti assomiglia a una salita solitaria, fatta di richieste che sembrano arrivare tutte insieme. Eppure, basta cambiare prospettiva perché qualcosa si muova. Il gioco insegna una cosa semplice: le persone affrontano più volentieri una sfida quando riescono a vederne il percorso. Nei giochi da tavolo nessuno riceve un blocco indistinto di cose da fare. Ci sono obiettivi chiari, passi intermedi, piccoli traguardi che danno ritmo all’esperienza.

La cooperazione cambia ancora di più il clima. Nei giochi cooperativi il gruppo vince o perde insieme, e questa dinamica può entrare anche nello studio. Un adulto che si siede accanto per leggere le consegne, un ragazzo più grande maggiore che controlla i risultati, un compagno collegato per studiare nello stesso momento: il compito smette di essere una prova individuale e diventa un’esperienza condivisa.

Sul tavolo può comparire una piccola merenda semplice, magari fettine di mela con un velo di burro d’arachidi da prendere tra un esercizio e l’altro. Un gesto piccolo, quasi rituale, che segna le pause e aiuta a percepire il tempo dello studio come abitabile.

Giocare con la struttura dei compiti significa dare forma al percorso: questo permette ai ragazzi di orientarsi, di capire dove si trovano e, soprattutto, quanto manca alla fine! È lo stesso motivo per cui nei giochi guardiamo continuamente la plancia: abbiamo bisogno di vedere il viaggio mentre lo stiamo facendo.

Metterei l’accento, per strutturare qualcosa di giocoso, sul concetto di cooperazione. Così da suddividere la fatica del lavoro e la gioia di aver finito.
Prima idea che butto in tavola: preparerei un contenitore da riempire in cooperazione man mano che si raggiungono i mini-traguardi di cui abbiamo parlato. Bicchierini pieni di sabbia, oppure di acqua colorata… finchè non si raggiunge una quota prefissata: ci si ferma e si fa merenda tutti insieme. Ipotizzando tacche addizionali, si possono creare brevi momenti di pausa o di svago ben definiti nel tempo e nel modo.

Sempre pensando al momento compiti come una specie di “Universo”, penserei alle “Isole fluttuanti delle materie”. Disporre quindi i tavoli per tipologia, non per età o competenza. Tutti quelli che fanno matematica, stiano al tavolo A e si mettano la bandana rossa, perché si sa che su quel pianeta tutti si vestono così! Sarà bello vedere evolversi i gruppi, conoscere altre persone e magari tentare di fare in fretta per raggiungere quell’isoletta su cui c’è quella ragazzina che mi piace tanto…

Si possono creare anche postazioni sempre più prestigiose man mano che la progressione dei compiti lo preveda: all’inizio sono le classiche sedioline di legno, ma quando sei a metà, cominci ad avere dei comodi cuscini, per non parlare di quando hai proprio le fettine di mela sul tavolo a portata di mano…
Ma si può osare molto di più: se si sta giocando una campagna ad un gioco di ruolo, ogni traguardo personale raggiunto può dare dei preziosi punti esperienza, da spendere per migliorare il proprio personaggio nella sessione. Ci guadagna in primis il giocatore singolo, ma anche il gruppo stesso nel progresso dell’avventura.

Il principio base che userei è che non ci debba essere alcuna gara, nessun riconoscimento per chi fa prima. Vabbè, chiaro, pure nessuna punizione. Tutti insieme si fa fatica, quindi celebriamo i traguardi, che siano personali o di gruppo.
La sensazione di aver affrontato un’avventura tutti insieme, rimane talmente nel cuore che, può darsi, tu non vedrai l’ora di rifare i compiti anche domani.

Spuntino consigliato: fettine di mela con un velo di burro d’arachidi

Scritto da
Matteo Boca