
Seduta di laurea in Scienze della formazione primaria. Un momento che ha il sapore di un rito di passaggio: giovani uomini e donne compiono il loro ultimo atto da studenti per diventare a pieno titolo insegnanti. Nei loro occhi non di rado si intravede tutta l’emozione e il senso di responsabilità del ruolo sociale che stanno per assumersi.
Trovandomi dall’altra parte della cattedra c’è un aspetto che si manifesta evidente ai miei occhi: studenti e studentesse impeccabili e preparati, dotati di slide perfettamente organizzate, non di rado si esprimono in maniera meno autentica ed efficace. Viceversa, candidati meno preparati danno durante il momento della discussione il meglio di sé, partecipando attivamente alla discussione, improvvisando risposte originali alle domande poste dai commissari.
È la capacità generativa dell’imperfezione. Quella che spesso sanzioniamo nei nostri alunni: la sbavatura nel foglio, uscire dai margini del quaderno, interpretare a modo proprio la consegna di un compito o prendere la parola in classe quando non sarebbe previsto. In realtà è proprio in quei momenti che il sapere smette di essere un prodotto rigido e immutabile, trasmesso pedissequamente da una generazione all’altra, e si trasforma in una realtà dinamica e creativa, generata dalle capacità e dalle divergenze dei nuovi discenti.
Nelle nostre aule eccessivamente silenziose e ordinate, l’errore, la divergenza, ma anche il dissenso, spesso vengono sanzionati e repressi, e con essi le esperienze e i saperi che gli studenti possono portare in aula. L’apprendimento diventa un esercizio mnemomico, che non lascia spazio alla capacità immaginativa e intuitiva di alunni e alunne. Bambine e ragazze sono spesso le più inclini ad aderire a questo modello di perfezione che non di rado sacrifica e inibisce le loro capacità creative e immaginative.
Le future maestre sono di rado, ex bambine perfette che salgono in cattedra e che tuttavia possono decidere di interrompere la catena dell’ordine assoluto e della perfezione.
Si tratta in primo luogo di decostruire un ideale irrealistico di perfezione che i nostri bambini e ragazzi spesso subiscono da parte della famiglia e della società. Oggi, bambini e adolescenti, ci chiedono uno sguardo adulto capace di accogliere e valorizzare le loro unicità e imperfezioni, ovvero di “non essere capolavori” come titola un recente libro di Marco Rovelli.
Ma questo cambiamento non è possibile se prima non coltiviamo in noi docenti l’idea di imperfezione. Spesso è la lezione che non siamo riusciti a preparare quella in cui riusciamo a tirare fuori, insieme ai nostri alunni, i momenti più preziosi della vita in classe. Non di rado è la risposta che non siamo riusciti a dare quella che genera un processo di ricerca e apprendimento profondo e condiviso coi nostri alunni. Non esiste un docente perfetto e onnisciente ed è bene così. Nel mio ateneo, particolarmente attento a un’inclusione di qualità, si laureano i primi docenti con disturbi specifici dell’apprendimento. Forse è proprio con loro che potremo portare questo sguardo rivoluzionario dentro la scuola e la società.
Suggerimento di spuntino: biscotti rotti assortiti. Quanto di più lontano dalla perfezione del prodotto industriale, ci ricordano tutta la bellezza e il gusto della nostra umanità imperfetta e generativa.

Via Luigi Gallo 1, Cuneo
Per informazioni sui laboratori:
tel. 0171452781
Per prenotazione sale:
tel. 0171452785
info@rondodeitalenti.it