14 Ottobre 2026
di Ruggero Poi
14 Ottobre 2026
di Ruggero Poi

Se avete un adolescente per casa o in classe, molto probabilmente troverete anche un libro “romance” segnato da qualche “orecchia” tra le pagine. Uno di questi, “Love Me Love Me” di Stefania S., è nato su Wattpad, una piattaforma di scrittura condivisa, e ha raggiunto milioni di letture prima di diventare un caso editoriale, superando il milione di copie vendute. “Red. Colpo di fulmine”, della stessa autrice, ha esordito direttamente al primo posto delle classifiche italiane. In molte scuole medie, e a volte già alle elementari, questi libri vengono scambiati sotto banco e persino sottolineati come fossero libri di testo.
Cosa renda così potenti queste storie?
Innanzitutto parlano direttamente di ciò che, a quest’età, occupa uno spazio enorme nell’immaginazione: innamoramento, desiderio sessuale, gelosia, corpo, intimità, paura di essere rifiutati. Parte del successo di queste storie nasce da una pulsione profonda che il mercato intercetta: la curiosità verso il desiderio. Il genere romance permette di avvicinarsi a qualcosa che ancora non si conosce, di immaginare un’esperienza rimanendo nella dimensione della lettura, senza doverla necessariamente vivere.
Fin qui, nulla di nuovo sotto il sole, molti libri già in passato hanno costruito il loro successo su questa formula. Tuttavia c’è una domanda che non possiamo eludere e che preoccupa sempre più genitori ed educatori: quale idea di relazione stiamo consegnando ai ragazzi insieme alle parole di questi libri?
È una domanda diversa dal chiedersi se un libro contenga o meno scene sessuali. Il punto più interessante riguarda ciò che la narrazione rende desiderabile e, forse, replicabile.
Una critica ricorrente riguarda, per esempio, il modo in cui possessività, gelosia e instabilità emotiva possono diventare elementi distintivi dei personaggi desiderati. Anche in questo caso non è una novità il meccanismo narrativo in cui il personaggio più affascinante è anche quello più difficile da raggiungere: quello che nasconde un lato oscuro, che si sottrae, che deve essere conquistato o compreso.
Allargare lo sguardo al contesto può ancora una volta aiutare a capire meglio. Analizziamo come è cambiato il modo di leggere oggi. Questi libri sono spesso letti con il tablet o il telefono vicino al comodino. E questi sono gli stessi dispositivi sui quali, dalle scuole elementari in poi, carichiamo compiti, comunicazioni scolastiche, fotografie e messaggi. Quindi pressoché inevitabili.
Come ho scritto in un precedente articolo, il contesto digitale permette di trasportare le storie lette e immaginate dentro la produzione di fotografie e filmati da parte degli stessi ragazzi. Il passaggio da fruitori a creatori è molto breve e questo sì, può avere ricadute nella realtà. Il problema, allora, non è che un adolescente legga una scena, ma che possa trasformarla in un comportamento online, pensando di essere protetto nella propria camera, senza rendersi conto che quella protezione non esiste realmente.
Il passaggio è dunque più sottile, e non si limita ai contenuti del testo cartaceo, riguarda, invece, la possibile trasposizione immediata di scene adulte in relazioni spesso infantili o ancora in formazione. Senza passare attraverso un’elaborazione lenta, le pagine possono trasformarsi, nella rete, in immagini, gesti e comportamenti destinati a sedimentarsi nel tempo. Le storie della letteratura costruiscono repertori di possibilità: ci mostrano ciò che può essere desiderabile, ciò che può essere definito romantico, ciò che può essere perdonato, ciò per cui vale la pena aspettare o combattere. E lo fanno attraverso un’esposizione lunga, ripetuta, emotivamente coinvolgente.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle indicazioni più recenti sull’educazione alla sessualità, insiste sulla necessità di affrontare progressivamente non soltanto il corpo e la salute, ma anche relazioni, consenso, emozioni, identità e sicurezza. L’educazione sessuale comprende quindi anche la capacità di leggere criticamente le rappresentazioni della sessualità che arrivano dai media e dalla cultura. Eppure proprio mentre la sessualità entra nella vita dei ragazzi attraverso libri, social, immagini e algoritmi, la scuola sembra aver progressivamente arretrato su questo terreno, lasciando l’educazione sessuale ai margini delle proprie priorità.
Concretamente, che cosa possiamo fare quando troviamo questi libri sul comodino di una figlia o di un figlio? Applichiamo il divieto e la conseguente sottrazione del libro? Conosco genitori che, trovandoli in camera, li hanno lanciati dalle scale. Se il problema però non è il libro in sé (e questa frase meriterebbe comunque un’ulteriore discussione) forse il divieto perentorio rende quella lettura, e la sua successiva trasposizione nelle chat e nei social, ancora più desiderabile.
Possiamo allora provare a essere presenti e a superare la superficie delle tematiche affrontate.
Possiamo leggere qualche pagina insieme e soffermarci sui passaggi più problematici. Oppure, se non ce la sentiamo, possiamo semplicemente essere disponibili a parlare di quello che stanno leggendo.
Questo ci permette di chiedere che cosa li ha colpiti e, nello stesso tempo, di ragionare sulle convinzioni che regolano la nostra stessa vita sociale.
Perché la gelosia viene talvolta raccontata come una prova d’amore? Questa relazione ti piacerebbe anche nella vita reale?
E possiamo arrivare, da qui, a ragionare insieme sulla rappresentazione di sé.
Quando una ragazza o un ragazzo si fotografa allo specchio, per chi sta costruendo quell’immagine? Per sé, per gli amici, per qualcuno che desidera, per un pubblico che non conosce? Sono domande che riguardano contemporaneamente letteratura, psicologia, educazione e politica.
Come dicevamo all’inizio, la rappresentazione del desiderio può raggiungerci prima ancora di sapere che cosa desideriamo davvero. La parola diventa così un luogo di prova. Si può entrare e uscire da una storia, desiderare attraverso un personaggio, immaginare senza dover necessariamente agire e senza per forza rischiare di farsi male. È una delle grandi funzioni della letteratura.
Essere compagni di lettura, in un momento storico in cui la lettura non rimane confinata alle pagine di un libro, ci permette di capire che cosa stanno cercando questi ragazzi, a che punto della loro ricerca di identità si trovano e se i nostri comportamenti sociali sono coerenti con le parole che pronunciamo.
Proprio perché le parole arrivano prima del corpo, abbiamo bisogno di adulti capaci di stare in quella soglia.
Non esiste una sola letteratura del desiderio, esistono molti modi di raccontarlo. Il compito dell’adulto può essere quello di farli incontrare. E allora possiamo lasciare lo spuntino con una domanda:
Come facciamo a essere presenti e consapevoli quando ragazze e ragazzi incontrano la sessualità dentro le loro relazioni?
Forse proprio i libri che ci preoccupano possono diventare un’occasione. Se un romance è l’unico libro che una ragazza vuole leggere, possiamo partire da lì. Capire che cosa sta cercando e, attraverso quella porta, allargare progressivamente la biblioteca: altri libri, altre forme dell’amore, altre rappresentazioni del corpo e del desiderio. Per approdare, magari un giorno, a scambiarci le letture e parlarne a tavola, lasciando i telefoni di tutti all’ingresso.
Spuntino consigliato: pane e crema di nocciola. A un grande classico dell’adolescenza associamo un grande classico delle merende.

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