Comunità Educazione Scuola

9 Marzo 2026

di Ruggero Poi

Mentre i robot danzano, cosa resta della scuola?

Tempo di lettura: 3 minuti

All’inizio di quest’anno le immagini del Capodanno cinese hanno fatto il giro del mondo: robot umanoidi capaci di danzare e muoversi con una naturalezza che, fino a poco tempo fa, apparteneva solo alla fantascienza.
 Per la prima volta il corpo cibernetico non è apparso come un miracolo cinematografico, ma come qualcosa di estremamente reale. Guardando i filmati, probabilmente per deformazione, mi sono chiesto: ora che i robot danzano, cosa resta della scuola?

Fino a ieri l’intelligenza artificiale è stata interpretata come un sistema capace di produrre testi, immagini e risposte in ambiti diversi. Un’intelligenza artificiale può, mentre scrivo, già rispondere a tutte le richieste che uno studente incontra durante la scuola: formule, date storiche, regole grammaticali, e può farlo in qualunque lingua. Ma quando una macchina ha un corpo cambia tutto.

Non si tratta più solo di informazioni, un robot può muoversi, orientarsi nello spazio, reagire all’ambiente, imparare dall’esperienza. È stato, così, osservato che, vivendo in ambienti diversi, due robot identici finiscono per comportarsi in modo diverso: uno abituato a una casa con bambini agisce diversamente da uno che lavora in un centro anziani, mentre l ‘assistente di un chirurgo agirà in modo diverso da quello di un artista o di un elettricista.

La tecnologia sta dunque producendo sistemi sempre più adatti a rispondere ai diversi bisogni quotidiani. Ma la differenziazione in atto nei robot è paragonabile a quella di una persona in crescita?
Una ragazza ricorda una lezione non solo per ciò che ha studiato, ma per quello che ha vissuto mentre studiava. Fissa il momento in cui ha capito, e rivede la luce e il calore della giornata o la discussione con un compagno su un altro argomento. La memoria umana si fonda, dunque, su situazioni reali.
Il corpo percepisce l’ambiente, il movimento amplifica ciò che sentiamo, l’emozione dà significato all’esperienza, la relazione collega quell’esperienza a qualcuno o qualcosa.
Da qui, forse, nasce la coscienza e la nostra biografia.

Non sappiamo ancora se e quando un robot vivrà tutto questo.
Un robot può, infatti, misurare la pendenza di una strada e mantenere l’equilibrio. Può riconoscere la stanchezza di chi cammina accanto a lui e adattare il passo. Con il tempo potrà perfino sembrare dotato di carattere e rincuorare il compagno.
Tuttavia questo non costruisce necessariamente un ricordo autobiografico né un significato condiviso: il robot elabora informazioni e modifica il comportamento, senza che vi sia, almeno per ora, un’esperienza dall’interno. Allora possiamo dire che le macchine non saranno esattamente come gli uomini, ma che certamente diventeranno interlocutori sociali sempre più convincenti e competenti.

A renderci umani, a ben vedere, rimangono quelli che consideriamo i nostri limiti come: la lentezza dell’imparare, la fatica, l’errore, la solidarietà che fa sentire gli altri parte di noi.
Forse è proprio nella resistenza dell’apprendere, nel confronto anche spigoloso con la diversità, nell’attrito necessario alla convivenza e nel desiderio opposto che ci porta all’evasione e alla leggerezza che sta il formarsi della persona umana.

Riprendo allora la domanda che da il titolo a questo spuntino.
Mentre i robot danzano, cosa resta della scuola?
La scuola evidentemente non serve più da tempo a trasmettere nozioni.
Le informazioni sono ormai ovunque e se l’uomo fosse solo un processore più lento, la scuola sarebbe destinata a produrre tecnologia obsolescente.
I nostri limiti.
I nostri limiti sono una risorsa a questo punto e ci aiutano a rendere la scuola quel luogo dove incontrare persone non scelte, dove sostenere le proprie idee, dove attendere il proprio turno e riconoscere l’altro come persona anche quando non la pensa come noi.
Qui uno studente, si fa persona, e scopre che non coincide del tutto con l’immagine che ha di sé o con quella che gli altri gli attribuiscono.
Inizia a conoscersi e a porsi quella domanda oggi fondamentale: cosa significa essere umani?
La tecnologia, nel far danzare i robot, non elimina questo interrogativo ma lo rende oggi addirittura più urgente e il classico conosci te stesso si allarga all’umanità intera.

Spuntino: prepara un piatto di longevity noodles, tradizionali del Capodanno cinese, avendo cura di non tagliarli né spezzarli.

Scritto da
Ruggero Poi