
Ogni bambino, all’improvviso, smette di vedere i materiali di un gioco per quello che sono. Il segnalino rosso, fino a poco prima utilizzato per contare i punti, diventa un esploratore. Le tessere formano una città. Il coperchio della scatola è una zona pericolosissima e quattro cubetti di legno diventano una famiglia che deve attraversarla.
La partita, sia chiaro, è finita. Il regolamento ha svolto il suo compito e durante il gioco andava rispettato: quel cubetto era una risorsa, quella tessera poteva essere collocata soltanto in un certo modo, quel segnalino avanzava secondo regole precise. Poi si sta rimettendo a posto e i materiali tornano a essere disponibili. Il bambino li guarda e vede qualcosa che prima non c’era.
Forse l’educazione all’aria aperta parte da una capacità molto simile: osservare quello che abbiamo intorno e accorgerci che può essere anche altro. Un ramo resta un ramo, ma può indicare una direzione, misurare una distanza, diventare una spada, o essere un serpente trasformato da un potente mago. Uscire significa anche accettare che l’ambiente partecipi. Fuori le cose raramente si comportano come previsto, ed è proprio questo a renderle interessanti: una partita standard ad un semplice Scala40 può diventare un’ìmprovvisa corsa piena di risate quando una folata di vento spazza tutte le carte posate su una pietra e le getta in aria! Ma anche quei sassi piatti… e se tracciassimo delle righe col gessetto e mettessimo in piedi una veloce sfida a dama?
All’aperto, certamente, può comparire anche lo spuntino: una fetta di pane e marmellata avvolta nella carta, qualche biscotto, una borraccia di acqua fresca. Il genere di merenda che si mangia seduti su un tronco mentre qualcuno sostiene che la radice davanti a noi assomigli chiaramente alla zampa di un drago. E, osservandola meglio, diventa difficile dargli torto.
I giochi allenano continuamente questa capacità. Ci chiedono di leggere lo spazio, riconoscere possibilità, collegare elementi e immaginare ciò che ancora non è visibile. Quando usciamo dalla scatola, possiamo portarci dietro lo stesso sguardo.
Proverei quindi a suggerirti qualche gioco in cui bisogna allenare la capacità di riconoscere un paesaggio come un sistema complesso e leggere quello che ci sta intorno con altri occhi. Insomma, vedere strade dove sembrano non esserci.
Aprirei con MicroMacro: Crime city. Una immensa mappa di una città, piena di persone: sembra una fotografia, ma, piano piano, scopriamo che questa mappa è animata! Ogni persona compie delle azioni (e dal titolo si evince come alcune non siano legali) e possiamo seguirla, tracciarne gli spostamenti e come l’ambiente intorno si modifica.
Carcassonne: un semplice gioco di tessere, ormai classificabile come un grande classico. Ogni piazzamento fa nascere poco a poco un paesaggio condiviso (pur mantenendo il tono molto competitivo), pieno di possibilità di punteggio che si aprono ad ogni tessera.
Cascadia: qua possiamo vedere relazioni tra animali e territorio costruendo veri e propri habitat. Dobbiamo piazzare e raccogliere le varie tessere, così da poterne massimizzare ad ogni turno la loro funzionalità di punteggio, ma, guardate con un occhio più ampio, scopriamo come stiamo permettendo di convivere, a specie diverse, negli stessi spazi.
Photosythesis: forse più complesso, perché chiede una capacità strategica molto elevata, ma qua è dove l’ambiente entra realmente nel gioco. Pianteremo alberi e li faremo crescere grazie al sole, ma proprio quel sole che si sposterà intorno al piano di gioco, proietterà ombre che impediranno agli alberi avversari di poterne beneficiare. Giocato con una vera torcia, la sensazione è completamente immersiva.
E infine Imagine: dei semplici simboli disegnati su carte trasparenti possono essere combinati (sovrappondendoli) per generare immagini sempre più complesse, fino ad arrivare a raccontare proverbi e trame di libri!
E guardandoci le mani impiastricciate di marmellata, non possiamo fare a meno di pensare che basta lasciare un po’ di spazio all’osservazione, alle deviazioni e alle domande impreviste. A volte la strada era già lì. Eravamo noi a non averla ancora vista.
Spuntino consigliato: una fetta di pane e marmellata avvolta nella carta, qualche biscotto, una borraccia di acqua fresca

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