
Ho cominciato a cucinare e ad andare per boschi e campagne in cerca di cibo selvatico con i bambini più di vent’anni fa, quando queste attività erano considerate “pericolose”. Non ero un’amante del rischio. Volevo solo dare vita a esperienze che avevo vissuto io stessa da bambina, grazie a genitori che a loro volta non avevano paura perché conservavano ricordi infantili di scorribande tra sterpi e impasti domestici: ci sono buone pratiche che si tramandano perché i bambini che siamo stati restano vivi e attivi dentro di noi.
Ogni genitore, educatore e insegnante ha la propria idea su quali attività siano sicure, quali rischiose e quali potenzialmente-belle-ma-figurati-se-si-possono-fare-davvero. Chi, da bambino, non ha mai scalato un albero, preso in mano un ragno o dormito in sacco a pelo sotto le stelle fa più fatica e immaginare di fare scuola all’aperto tra boschi, prati, montagne e spiagge. Pericolosità e fattibilità sono infatti percezioni soggettive. Dipendono da indole personale, esperienze vissute, competenze e studi, mode educative, pregiudizi…
Mi capita sempre, nei laboratori e nelle attività che progetto, di vedere strade percorribili dove altri vedono muri. A poco a poco mi sono convinta che sia proprio questa diversa percezione la caratteristica che più accomuna le persone che esplorano l’outdoor education e che hanno costruito solide proposte educative all’aria aperta, diventando modelli di riferimento.
Queste persone non si sentono mai eroiche o coraggiose; dicono che quello che fanno, a loro sembra del tutto normale. Penso a professioniste come Manuela Fiori e Stefania Zaccheddu, che dentro un bosco organizzano la Ridda Selvaggia, un importante festival (diurno e notturno!) di letteratura per l’infanzia; come Elisa Rinaldi, che insegna da Menecor, una scuola molto selvaggia con tanto di dirupo ad accesso libero; come Francesca Lanocita, che nella sua azienda agricola accoglie gruppi di disabili offrendo, a loro e alla pubblica amministrazione, una alternativa concreta ai centri diurni. I loro ritratti e quelli di altri professionisti “sul campo” ci aiuteranno a esplorare le potenzialità dell’educazione all’aperto.
In questo percorso insieme proveremo a guardare il fuori con i loro occhi, per allenarci a intravedere strade dove prima vedevamo muri. E indagheremo i loro talenti accompagnati da piccoli spuntini.

Via Luigi Gallo 1, Cuneo
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tel. 0171452781
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