Comunità Creatività Educazione Outdoor

20 Luglio 2026

di Federica Buglioni

Ritratti Outdoor: Simone Baracetti, da un asilo nel bosco alla diffusione della cultura outdoor

Tempo di lettura: 3 minuti

Per essere credibile, questo racconto deve necessariamente cominciare dal finale, cioè dalle parole delle maestre che accolgono alla scuola primaria le bambine e i bambini che negli anni precedenti hanno frequentato il Nido Verde, il progetto di educazione familiare all’aperto 3-6 anni attivo dal 2021 a Tarcento, in provincia di Udine, nelle Prealpi Giulie. Le loro testimonianze non descrivono piccoli Tarzan, tanto bravi ad arrampicarsi tra i rami quanto incapaci di stare seduti al banco o di rispettare le regole dell’aula.

Raccontano invece di bambine e bambini collaborativi, responsabili, autonomi, in relazione con l’adulto e con i compagni, consapevoli e agili fisicamente, emotivamente e mentalmente. «La natura – spiega Simone Baracetti – detta regole chiare e insegna necessità e limiti, collaborazione e indipendenza, urgenza e attesa, cura per sé stessi e per l’ambiente che ci circonda».
Simone è tra i fondatori del Nido Verde, una piccola scuola fatta di alberi, un torrente, una yurta e perfino una scarpata. Nei suoi ricordi d’infanzia ci sono tante ore trascorse all’aperto, giocando sul ruscello e osservando l’etica del lavoro dei nonni, ai quali la natura dava da vivere. Intrecciando le esperienze d’infanzia, gli anni di scoutismo, gli studi (una laurea in Scienze dell’Educazione e il Master universitario in Educazione e Natura con capofila l’Università Bicocca di Milano) e l’interesse per il mondo naturale, con il Nido Verde Simone ha tracciato la propria strada professionale e trovato la propria particolarissima postura educativa, pacata e imperturbabile.

«Bambine e bambini – mi spiega – non hanno semplicemente “bisogno di stare in natura”. Hanno bisogno di starci con adulti che trasmettano loro un senso di fiducia e connessione con il mondo naturale, di relazione positiva con l’ambiente, in ogni stagione».
Intuisco che quando si parla di asili nel bosco, “fiducia” è una parola chiave, tanto per gli educatori quanto per i genitori. Per portare in natura ogni giorno le bambine e i bambini, infatti, non basta avere fiducia in un progetto o nelle persone; bisogna imparare (mica facile!) a fidarsi degli alberi, della pioggia, dei sassi, delle nuvole, del vento e a comprendere quindi che a educare sono i contesti, oltre che le persone.

Se i vantaggi dell’educazione all’aperto sono ormai noti, studiati e documentati, perché è ancora così difficile promuovere l’educazione all’aperto nelle scuole? Parlando con Simone, mi rendo conto che, specie per chi non ha molti ricordi d’infanzia di vita libera all’aria aperta, fidarsi del potenziale educativo degli elementi naturali è, paradossalmente, un atto innaturale, per nulla spontaneo, che si costruisce attraverso percorsi individuali che, un passo dopo l’altro, portano a mettere in discussione quello che si pensava giusto e a cercare nuove risposte, spesso navigando controcorrente, talvolta addirittura “tradendo” le persone che ci circondano.

Per cambiare punto di vista in materia di educazione serve molto più di una serie di dati o dell’avere a cuore il benessere dei bambini; ci vogliono esperienze dirette all’aria aperta, riflessioni, letture, confronti e nuovi incontri significativi in nuovi contesti. Ed è proprio per offrire tutto questo e sostenere chi sente il desiderio di smantellare vecchie convinzioni che il Nido Verde e la sua anima sorella, l’Associazione Culturale 0432, organizzano ogni anno Esplorando, un corposo calendario di corsi di formazione, mostre, giornate aperte e attività gratuite per adulti e per bambini (qui il link del programma, per farvi un’idea).

Mi viene in mente la celebre citazione del giornalista americano Henry L. Mencken: «Per ogni problema complesso esiste sempre una soluzione semplice, chiara e sbagliata». “Esplorando” e il Nido Verde per me rappresentano quelle rare occasioni in cui posso mettere in discussione le mie convinzioni educative, di cui sto imparando a diffidare proprio quando mi appaiono semplici e chiare. E posso farlo insieme agli altri.

Spuntino consigliato: i bambini amano molto i ‘bagigi’, cioè le arachidi. La fatica di rompere i baccelli fa parte del piacere di mangiarli. E intanto che i bambini lavorano, perché non leggere insieme qualche pagina di “Brevi lezioni di Meraviglia”, di Rachel Carson?

Scritto da
Federica Buglioni