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13 Aprile 2026

di Matteo Boca

Tutti dentro la partita

Tempo di lettura: 3 minuti

La diversità è essere invitati alla festa, l’inclusione è essere invitati a ballare.
La frase di Verna Myers gira spesso quando si parla di scuola, lavoro, società. Possiamo essere nello stesso spazio, allo stesso tavolo, con gli stessi materiali davanti, eppure vivere esperienze completamente diverse. C’è chi osserva senza sentirsi chiamato in causa, chi fatica a trovare il proprio momento, chi resta ai margini pur essendo formalmente dentro.

L’inclusione, allora, deve diventare una possibilità concreta di entrare nel ritmo di ciò che accade. Di incidere, anche poco. Di sentire che il proprio contributo ha un senso.

Quando si parla di inclusione, spesso si pensa a qualcosa da aggiungere dopo. Un adattamento, una semplificazione, una concessione. E invece alcuni giochi da tavolo sembrano progettati proprio per accogliere differenze fin dall’inizio. Non chiedono a tutti le stesse abilità nello stesso momento, lasciano spazio a più modi di partecipare, permettono di contribuire anche con tempi e stili diversi.

Alcune dinamiche aiutano più di altre. I giochi cooperativi, ad esempio, costruiscono un obiettivo comune che tiene tutti dentro la stessa direzione. Le informazioni distribuite tra i giocatori rendono ciascuno necessario. Le scelte condivise invitano ad ascoltare, a spiegarsi, a trovare un linguaggio comune.

Anche la struttura dei turni fa la sua parte. Sapere che ci sarà il proprio momento permette di prepararsi, di non sentirsi travolti. Il ritmo della partita diventa un contenitore che regola la partecipazione, senza forzarla.

Intanto, tra una decisione e l’altra, gira sul tavolo una ciotola di popcorn (rigorosamente fatti scoppiare ad aria, che se no si ungono le carte!), presa con leggerezza da chi parla e da chi osserva. È un gesto semplice, ma dice molto: il tavolo è uno spazio abitato e condiviso.

Provo a lasciarti qualche titolo per declinare l’inclusione attorno al tavolo, su varie forme.

The Mind: parto con un cooperativo, come citavo prima. Semplicemente bisogna mettere in ordine crescente le carte che si hanno in mano. Semplicissimo. Solo che non si può parlare e pian piano il numero di carte aumenta! Riesce a dare un sacco di enfasi alla sensibilità, all’ascolto e anche all’intuizione. Non importa quanto sai bene la lingua o quanto sei irruento: anche i più silenziosi hanno un ruolo centralissimo.

Hanabi: continuando sui cooperativi, qua l’informazione è condivisa con tutti gli altri. Si tengono le carte in mano, ma al contrario: quindi conosci quelle di tutti tranne le tue. È importante quindi capire cosa stanno cercando di dire gli altri, gestire bene l’interazione e il conflitto con gli altri senza litigare. Se non hai informazioni sufficienti, o non ti senti abbastanza pronto, basta che ti adegui al piano condiviso al tavolo.

Se invece vogliamo passare ad un competitivo, ti segnalo che le nuove versioni di UNO presentano i simboli abbinati ai colori, per permettere una migliore fruizione anche da chi ha difficoltà come il daltonismo. Le regole sono immediate e, il più delle volte già note, quindi è proprio questione di caricare nuovi popcorn e sedersi a giocare.

Spostandoci invece su altre abilità, per chi ha difficoltà linguistiche o di attenzione, giochi di destrezza come Rhino Hero o Men at work possono essere dei validi alleati, richiedendo motricità fine (ma non mano ferma chirurgica, visto che sono molto stabili) e concentrazione.

Infine, difficile da reperire, ma interessante da costruire con un laboratorio, cito Arabian Pots. Nel gioco ci sono 10 vasi; 1 di essi è vuoto, mentre gli altri a gruppi di 3 contengono “suoni” diversi (riso, campanellino, metallo). Piazzandone 9 su uno schema del tris, bisogna scambiare di posto i vasi fino a formare un tris sonoro! Così anche gli ipovedenti avranno modo di farsi valere!

Un gioco inclusivo non rende tutti uguali. Costruisce uno spazio in cui modi diversi di stare al tavolo diventano utili.

Spuntino consigliato: una ciotola di popcorn

Scritto da
Matteo Boca