
Creativa, inclusiva, democratica. È questa la scuola che Kate Middleton è venuta a studiare in Italia e in particolare a Reggio Emilia. La principessa del Galles ha voluto osservare da vicino quello che da decenni viene considerato uno dei modelli educativi più innovativi e ammirati al mondo: il Reggio Emilia Approach. Un’esperienza pedagogica studiata nelle università internazionali, presa a riferimento da educatori e ricercatori, talvolta – come spesso accade – più celebrata all’estero che nel nostro Paese. L’esito di un movimento comunitario dal basso, che ha visto in prima linea le donne emiliane e poi un’intera comunità che ha deciso di mettere al centro l’infanzia. Una filosofia educativa che vede il bambino come soggetto attivo, curioso, capace di costruire conoscenza attraverso l’esperienza, il dialogo e la relazione con gli altri. Il Reggio Emilia Approach ha operato un cambio di paradigma profondo nella visione dell’infanzia. L’educatore non è più soltanto chi trasmette sapere, ma chi osserva, accompagna e crea contesti in cui i bambini possano esprimersi liberamente.
Uno degli aspetti più affascinanti di questa visione educativa è l’idea dei “cento linguaggi”, espressa da Loris Malaguzzi, pedagogista reggiano: i bambini comunicano attraverso il gioco, il disegno, il movimento, la musica, la manipolazione, le parole e l’immaginazione. Ogni forma espressiva ha dignità e valore per loro. Educare significa a offrire occasioni per esplorare questi linguaggi, senza soffocarli dentro schemi rigidi o performativi, che spesso purtroppo la scuola dell’obbligo adotta.
Anche lo spazio assume un ruolo fondamentale. Per Malaguzzi era il terzo educatore, oltre al maestro e ai pari. Le scuole ispirate al Reggio Emilia Approach sono pensate come ambienti vivi, accoglienti, ricchi di materiali naturali e possibilità creative. La bellezza non è solo un dettaglio estetico ma etico: il bello e il condiviso diventano le dimensioni nelle quali apprendere a diventare cittadini e cittadine. In un tempo dominato dalla velocità, dall’iperstimolazione digitale e dalla pressione verso risultati immediati, questa filosofia educativa invita invece a rallentare. A dare valore all’ascolto, all’errore, alla scoperta. A lasciare spazio alle domande più che alle risposte preconfezionate. È forse anche per questo che il Reggio Emilia Approach continua a parlare con forza al presente: perché ricorda agli adulti che educare non significa modellare bambini perfetti, ma aiutare persone uniche a trovare la propria voce.
Sono molti i contesti scolastici ed educativi in Italia che tengono insieme queste dimensioni: etica ed inclusione da una parte, estetica e creatività dall’altra. Sarebbe bello invitare la principessa del Galles a visitare anche altre realtà nostrane: penso alla rete delle scuole senza zaino, che insegnano l’inclusione e la democrazia attraverso spazi di condivisione quotidiana e materiali in comune nelle scuole di tutta Italia, o alle scuole che praticano l’outdoor a tutte le età, come la Casa del Sole di Milano, istituita ai primi del Novecento per i bambini tubercolotici e oggi sede di una delle scuole più multiculturali del capoluogo lombardo. Migliaia e migliaia sarebbero gli esempi scolastici da osservare, ammirare, copiare e replicare.
A volte serve qualcuno che arrivi da fuori, in questo caso una principessa curiosa e appassionata, per ricordarci ciò che rischiamo di dimenticare: la scuola italiana ispirata alla migliore pedagogia, quella che investe nella democrazia e nell’immaginazione, sa essere un modello straordinario di educazione capace di parlare al mondo.
Spuntino consigliato: snack di parmigiano reggiano, con miele e noci. Un mix salato-dolce, ovvio per noi, speciale e straordinario per chi non lo ha mai assaggiato prima.

Via Luigi Gallo 1, Cuneo
Per informazioni sui laboratori:
tel. 0171452781
Per prenotazione sale:
tel. 0171452785
info@rondodeitalenti.it