
Credo che nessuno prenda alla lettera l’espressione outdoor education più di Chicca Cosentino, capace di trasformare in opportunità di gioco libero, di teatro o di scrittura creativa all’aperto con bambini e ragazzi qualunque spazio oltre la soglia: un marciapiede, un vicolo, una piazza, un parco, un bosco e naturalmente il mare, paesaggio imprescindibile per chi, come lei, vive da sempre sulla costa.
Chicca è esperta di didattica del gioco, autrice, regista, ludotecaria, educatrice socio-pedagogica e docente a contratto presso l’Università LUMSA di Palermo e passa gran parte del suo tempo con i bambini. Si comincia dal corpo, mi spiega. Il fuori è prima di tutto un’esperienza corporea e sensoriale – la luce, l’aria, la salsedine – ed è proprio grazie al corpo che i bambini trovano affinità e risonanze col mondo esterno. «Immagina di essere sasso (ora che sei un sasso, come rotoli, come affondi, come cadi?), e poi terra, acqua, vento…» A poco a poco, con la sua regia discreta, l’immaginazione diventa gesto e parola, cioè diventa teatro e poesia.
Stare fuori in questo modo non serve per “appropriarsi” della natura, per analizzarla. Serve ai bambini per scoprire inaspettati modi di essere, esplorare linguaggi, allargare i propri confini mentali. Mentre diventano foglie, radici o onde, stanno bene, specie nei gruppi di età mista, dove i più grandi sono liberi di concedersi passi indietro – ma intanto si prendono cura dei più piccoli – e i piccoli osservano nei grandi tanti modi diversi di diventare un domani.
Ho chiesto a Chicca qual è, secondo lei, il suo talento speciale, cioè che cosa le permette di vedere opportunità educative negli spazi esterni dove altri invece vedono ostacoli, impossibilità o pericoli. Più che un talento, mi ha descritto una postura. In un mondo dominato da adulti ingombranti, che riempiono lo spazio, lei sta in ascolto, quasi al margine, e dà spazio ai bambini. Sembra una dote di natura, una caratteristica unica, e invece c’è molta buona tecnica, acquisita con studio e formazione.
Le ho chiesto infine quale limite vede nella mentalità educativa corrente rispetto all’educazione all’aperto. Mi ha risposto così: «La mancanza di fiducia nell’immaginazione dei bambini, ai quali non serve una casa sull’albero per giocare alla casa sull’albero. Una volta saliti sui rami, loro la casa la vedono sempre».
Se volete entrare nel mondo di Chicca Cosentino e nel suo modo di stare fuori (o di portare il fuori dentro), potete leggere “Giochi per promuovere il pensiero ecologico”, edito da Carocci. Oppure, se capitate a Palermo, potete passare a trovarla da Radici Museo della Natura.
Spuntino consigliato: Chicca ci ha portati in Sicilia. Con lei assaggiamo due fette di pane tostato insaporite con un velo di pesto di pomodori secchi. Chi l’ha detto che la merenda debba essere dolce?
Vuoi saperne di più su questo nuovo racconto di esperienze all’aria aperta con Federica Buglioni? Qui c’è il suo pezzo di apertura che racconta il viaggio che faremo insieme a lei.

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