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18 Settembre 2026

di Matteo Boca

Il robot non sbuccia le castagne

Tempo di lettura: 3 minuti

Qualche inverno fa mi sono trovato a sbucciare castagne caldarroste insieme a un gruppo di bambini amici delle mie nipoti. Una di quelle attività apparentemente semplici che diventano subito complicate: ci si scotta le dita, si rompe il frutto per errore, ci si sporca, qualcuno si arrende, qualcuno trova un trucco migliore.
Pensavo alla IA e mi è tornata in mente questa immagine, appunto, e mi sono chiesto quanto sarebbe stato facile per una macchina fare la stessa cosa. In fondo esistono robot che assemblano automobili, effettuano interventi chirurgici e riconoscono immagini in pochi millisecondi. Eppure, davanti a una castagna irregolare, calda, che si spezza in modi imprevedibili, il compito diventa improvvisamente più interessante.

Quando parliamo di robot e intelligenza artificiale con bambini e ragazzi (come in questo articolo di Ruggero Poi), il rischio è immaginare subito scenari da fantascienza. Robot che conquistano il mondo, macchine che sostituiscono gli esseri umani, computer che sanno fare tutto. In realtà la domanda più interessante è un’altra: cosa sappiamo fare noi che una macchina fatica ancora a fare?

La risposta passa spesso dal corpo. Noi impariamo toccando, inciampando, osservando. Sbagliamo una volta, poi correggiamo. Riconosciamo una persona triste dal tono della voce prima ancora che dalle parole. Cambiamo idea. Intuiamo. Ci accorgiamo che qualcuno è rimasto in silenzio troppo a lungo. Sono competenze che utilizziamo continuamente e che spesso diamo per scontate.
Mentre sul tavolo compare una ciotola di castagne già sbucciate (perché a una certa bisogna pur mangiarle) la conversazione può diventare sorprendentemente concreta: bisogna chiedersi quali attività richiedano attenzione alle persone, quali abbiano bisogno di sensibilità, quali nascano dall’incontro tra esseri umani. E il gioco, da questo punto di vista, è una palestra straordinaria.

Stavolta parto da un qualcosa di un po’ meno “per tutti” rispetto al mio solito, parlando di Turing Machine. Questo può essere un ottimo strumento di attivazione per gruppi con partecipanti più grandi per riflettere su come la macchina possa arrivare alle risposte corrette. Si tratta infatti di un deduttivo puro: solo logica; bisogna porre alcune domande per scovare prima degli altri una sequenza numerica ben definita. Se spaventa questa matematica sotto mentite spoglie, è pronto comunque un bel collegamento che parte proprio dal titolo del gioco in questione. Turing, infatti, ha ideato l’imitation game, una sorta di test in cui una persona chiusa in una stanza deve dialogare con altre 2 identità, cercando di capire quale tra esse sia umana e quale IA.

Ma non preoccuparti, mentre ti sbuccio questa bella castagna fumante, posso tornare a qualcosa di meno spaventevole da intavolare.
Con Men at Work e Rhino Hero la fisicità e le mani umane tornano ad essere protagoniste. Sono giochi in cui l’equilibrio è il punto di forza e l’imperfezione intrinseca dei nostri arti rende l’errore (e il crollo) parte dell’emozione e del gioco. Il secondo, peraltro, è fruibile già dai 5/6 anni senza alcun problema, ma non per questo gli adulti si troveranno così a loro agio! Sostanzialmente si tratta di impilare oggetti traballanti e spostare su di essi omini in posizioni sempre più precarie, ma con regole ferree e tanta voglia di farle rispettare… quando non tocca a te!

Con Soqquadro (reimplementato in tempi più recenti da Pick it up!) è lo spazio attorno al tavolo da gioco che servirà, anziché il classico piano! Ci saranno delle caratteristiche (colori, forme, odori, lettere iniziali, ecc) che saranno a disposizione delle squadre di giocatori. Lo scopo è cercare di raccogliere oggetti dall’ambiente in cui si è che rispettino tali caratteristiche. Neanche da dire che una parte ugualmente ingaggiante risiede nel convincere, nel momento del conteggio punti, gli avversari che quel “peluche sia effettivamente appuntito anche se non fa male…”.

Dopo qualche castagna, la domanda non è più cosa sappia fare un robot. La domanda diventa cosa facciamo noi quando le cose non vanno come previsto: se la torre cade, una macchina probabilmente registrerebbe un errore. Noi ridiamo, ricostruiamo e raccontiamo l’accaduto per i successivi venti minuti. È una differenza piccola, ma forse vale la pena tenerla a mente.

Spuntino consigliato: castagne arroste da sbucciare sporcandosi le mani

Scritto da
Matteo Boca