
Nel libro “Chiudo la porta e urlo” , Paolo Nori racconta un episodio autobiografico legato al dipingere.
Riporto qui, con parole mie, il senso di quel passaggio.
Quando da bambino ho provato a ritrarre un mio compagno, mi sono accorto che non sapevo di che colore avesse gli occhi. Lo avevo avuto sempre lì, al mio fianco, era il mio compagno di banco, eppure non riuscivo a dire se gli occhi fossero verdi, marroni, blu… Il disegnarlo mi aveva obbligato a vederli veramente, a portare l’attenzione per la prima volta sul suo viso.
Perché solo l’esercizio artistico ha reso visibile ciò che era sempre sta li davanti ai suoi occhi? E perché è quanto mai attuale un percorso di alfabetizzazione visiva?
Per poter rispondere riprendo alcune considerazioni emerse durante la terza edizione di “Edi Global forum”, evento tenutosi a Napoli lo scorso mese. Il tema affrontato quest’anno è stato il ruolo dei musei nello sviluppo dell’alfabetizzazione visiva.
Partiamo da qui: il tempo medio di osservazione di fronte a un’opera d’arte in un museo si aggira tra i 27 e i 30 secondi. Al contrario, il tempo dedicato a “visualizzare” un’immagine sui social è di circa 2 secondi. A evidenziarlo è Giorgia Albetino, Responsabile degli affari governativi e delle politiche pubbliche per Google Cloud Europa, Medio Oriente e Africa, durante il suo intervento introduttivo.
La discrepanza tra queste due pratiche visive è già un elemento significativo su cui riflettere. Il nostro cervello impiega, infatti, circa un secondo per riconoscere forme, colori e movimenti. Come ricorda il dott. Maurizio Corbetta, Professore di Neurologia all’Università di Padova, si tratta dello stesso intervallo necessario, in termini evolutivi, per consentire a un animale di decidere se attaccare o fuggire.
Se il tempo medio dello “scroll” quotidiano si colloca tra uno e due secondi per immagine, la fruizione visiva tende ad allinearsi a questa soglia primaria di risposta. Ne deriva una modalità percettiva costantemente sollecitata, che può contribuire ad alimentare stati di attivazione continua, tensione, disturbi dell’apprendimento e ansie. Queste condizioni non restano individuali ma si riflettono anche sul piano collettivo, incidendo sulla qualità delle relazioni e rendendo il contesto sociale più esposto a fragilità.
I 27 secondi di visione prolungata di fronte a un’opera d’arte testimoniano uno stato di concentrazione diverso e, di conseguenza, anche fisiologicamente gli effetti sulla persona cambiano. L’efficienza delle reti attentive va migliorando, si riduce l’interferenza cognitiva, la memoria di lavoro e la capacità di problem solving si fanno più performanti e, non ultimo, sperimentiamo con maggior frequenza occasioni di flow, quel flusso di concentrazione descritto da Mihaly Csikszentmihalyi, come lo stato ottimale di benessere che si prova quando siamo immersi e integrati in quello che facciamo.
Se questo è il contesto, oltre all’analfabetismo mondano (https://rondodeitalenti.it/contenuti-spuntini/analfabetismo-mondano/), troviamo un altro filone di ricerca per la scuola, i musei e l’azione politica: l’alfabetizzazione visiva. Educare lo sguardo ci aiuta a riconoscere l’ecosistema visivo in cui viviamo. Le immagini che incontriamo non sono neutre: pubblicità, media, algoritmi e piattaforme digitali costruiscono continuamente rappresentazioni del mondo. Imparare a leggere le immagini ci aiuta a comprendere come queste rappresentazioni orientano i nostri desideri e le nostre paure, toccando le corde più istintive e animali.
Allora usciamo per strada e censiamo con bambini e ragazzi le immagini che incontriamo e poi cerchiamo insieme di dare loro un significato, interrogandole anche sul piano civico: perché sono proprio lì, nello spazio pubblico? In che modo orientano il nostro abitare la città? Infine riprendendo il ragionamento sull’intelligenza artificiale e i robot, già sviluppato in precedenza, emerge una considerazione sulla capacità di generare immagini e la distinzione con le macchine.
Formare lo sguardo vuol dire sviluppare la consapevolezza, il pensiero critico e la possibilità di vedere in prima persona la realtà, divenendo testimoni del nostro tempo. Significa, anche, sviluppare una disposizione ecologica che passa attraverso il respiro, il rallentamento, la capacità di distinguere e scegliere il proprio punto di vista. È un esercizio che possiamo fare tutti, a qualsiasi età, perché non si tratta solo di produrre immagini, ma di decidere come vogliamo vedere ed essere visti, premessa necessaria ad una diversa visione del mondo.
Spuntino consigliato: osserva un vaso di frutta per qualche minuto. Ora scegli il frutto più maturo e gustalo a occhi chiusi.

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